di Donatello D’Andrea, vicepresidente e responsabile programma di ricerca sulla comunicazione strategica
Abstract (italiano)
Il presente working paper offre una sintesi sistematica del programma di ricerca dell’Istituto Delphi sulla comunicazione strategica, sviluppato tra il 2025 e il 2026 attraverso una serie di contributi teorici ed empirici che formano un corpus coerente e cumulativo. Il paper identifica il filo teorico che attraversa tutti i contributi – il superamento del modello del cheap talk attraverso la formalizzazione della comunicazione come mossa strategica autonoma – e mostra come ciascun contributo abbia esteso, approfondito o applicato empiricamente il nucleo concettuale del programma. Il programma prende avvio nel 2025 con la diplomazia performativa, che formalizza la comunicazione come atto capace di produrre effetti strategici reali indipendentemente dalle mosse materiali. Dal 2026, il concetto generativo diventa il governo della comunicazione: la capacità di controllare non i singoli messaggi ma l’ambiente interpretativo dentro cui qualsiasi messaggio viene ricevuto. Tutti i contributi successivi derivano da questo concetto, lo formalizzano attraverso strumenti diversi, o lo applicano a domini empirici distinti, fino alla monografia Governare il linguaggio (2026d) che ne offre la sintesi organica. Il paper conclude identificando le direzioni di ricerca aperte dal programma e le questioni teoriche che i contributi esistenti non hanno ancora risolto.
Parole chiave: programma di ricerca, governo della comunicazione, diplomazia performativa, teoria dei giochi comunicativa, adottabilità del frame, metagioco, consapevolezza comunicativa, egemonia comunicativa.
Abstract (English)
This working paper offers a systematic synthesis of the Delphi Institute’s research programme on strategic communication, developed between 2025 and 2026 through a series of theoretical and empirical contributions that form a coherent and cumulative corpus. The paper identifies the theoretical thread running through all contributions – the supersession of the cheap talk model through the formalisation of communication as an autonomous strategic move – and shows how each contribution has extended, deepened or empirically applied the conceptual core of the programme. The programme begins in 2025 with performative diplomacy, which formalises communication as an act capable of producing real strategic effects independently of material moves. From 2026, the generative concept becomes communication governance: the capacity to control not individual messages but the interpretive environment in which any message is received. All subsequent contributions derive from this concept, formalise it through different tools, or apply it to distinct empirical domains, up to the monograph Governare il linguaggio (2026d) which offers its organic synthesis. The paper concludes by identifying the research directions opened by the programme and the theoretical questions that existing contributions have not yet resolved.
Keywords: research programme, communication governance, performative diplomacy, communicative game theory, frame adoptability, metagame, communicative awareness, communicative hegemony.
1. Introduzione: un programma di ricerca come unità teorica
I programmi di ricerca scientifici non nascono come strutture pianificate: emergono dalla progressione logica di domande che ciascuna risposta apre. È la dinamica che Imre Lakatos ha descritto come la struttura dei programmi di ricerca scientifici: un nucleo duro di assunzioni fondamentali, circondato da una cintura protettiva di ipotesi ausiliarie che si sviluppano e si raffinano progressivamente, e un’euristica positiva che indica le direzioni di sviluppo futuro.[1] Il programma di ricerca dell’Istituto Delphi sulla comunicazione strategica ha seguito esattamente questa logica, anche se non in modo pianificato ab initio.
Il punto di partenza, nel 2025, era una constatazione empirica: nelle relazioni internazionali contemporanee, la comunicazione non funziona come il modello del cheap talk della teoria dei giochi classica prevede. Non è segnalazione costless di informazioni preesistenti: è azione strategica autonoma che modifica i payoff percepiti degli attori, ridefinisce la struttura degli equilibri raggiungibili, e determina le condizioni di accettabilità delle mosse materiali prima ancora che queste vengano eseguite. Questa constatazione ha prodotto il primo contributo del programma, la diplomazia performativa, che ha formalizzato una classe specifica di mosse comunicative nelle relazioni internazionali: gli atti linguistici che non accompagnano l’azione materiale ma la anticipano, la sostituiscono temporaneamente, o la rendono inutile modificando i calcoli dell’avversario prima che l’azione stessa venga eseguita.[2]
Dal 2026 in poi, il programma si è sviluppato a partire da un concetto più generale e più potente: il governo della comunicazione. Se la diplomazia performativa descriveva una classe specifica di mosse comunicative al livello del confronto diretto tra attori, il governo della comunicazione descriveva qualcosa di strutturalmente diverso: la capacità di controllare non i singoli messaggi né le singole battaglie comunicative, ma l’ambiente interpretativo dentro cui qualsiasi messaggio viene ricevuto. È il salto dal livello tattico al livello strategico della comunicazione – dal controllo delle singole mosse al controllo del campo su cui tutte le mosse si svolgono.
Questo concetto ha generato, nel corso del 2026, una serie di working paper che lo hanno formalizzato attraverso strumenti diversi, lo hanno esteso in nuove direzioni, e lo hanno applicato a domini empirici distinti. A metà del percorso, il programma ha trovato una forma ulteriore e qualitativamente diversa: Governare il linguaggio. Diplomazia, potere e comunicazione nell’età della performance (D’Andrea, 2026d, Amazon, ISBN 979-8183633375), una monografia che non è la somma dei working paper precedenti ma il loro sviluppo organico in un testo unitario, capace di raggiungere un pubblico più ampio senza rinunciare al rigore teorico.
Il libro ha svolto nel programma una funzione che i working paper non potevano svolgere da soli: ha costruito la coerenza narrativa del framework, ha validato le tesi attraverso casi empirici estesi, e ha prodotto la base teorica su cui i contributi successivi – la variabile δ, la consapevolezza comunicativa, il governo dell’umanizzazione, il metagioco europeo, l’egemonia gramsciana – si sono innestati con maggiore solidità. Il presente paper di sintesi va letto tenendo conto di questa architettura: i working paper costruiscono il framework pezzo per pezzo, il libro lo tiene insieme.
La struttura del paper è la seguente. La sezione 2 ricostruisce il nucleo concettuale del programma e la sua progressione logica. La sezione 3 analizza il modello dell’adottabilità del frame come meccanismo di transizione tra i livelli del framework. La sezione 4 esamina la teoria dei giochi comunicativa come architettura formale che integra tutti i contributi precedenti. La sezione 5 analizza le estensioni del modello prodotte nel secondo semestre del 2026. La sezione 6 esamina le applicazioni empiriche. La sezione 7 identifica il filo teorico comune che attraversa tutto il programma. La sezione 8 propone l’agenda di ricerca futura.
2. Il nucleo concettuale: dal cheap talk al governo dell’ambiente interpretativo
2.1 Il problema teorico di partenza
Il punto di partenza del programma di ricerca è un gap nella letteratura sulla teoria dei giochi applicata alle relazioni internazionali. Come formalizzato da Crawford e Sobel (1982), il modello del cheap talk tratta la comunicazione come segnalazione non vincolante che nella teoria classica non modifica i payoff materiali e tende all’equilibrio del babbling quando gli incentivi degli attori divergono.[3] In questo schema, ciò che gli attori dicono è strategicamente irrilevante rispetto a ciò che fanno: la comunicazione è un vettore di segnalazione, non una mossa strategica autonoma.
Questa assunzione è empiricamente insostenibile come descrizione completa delle relazioni internazionali contemporanee. La comunicazione strategica nei conflitti del XXI secolo non è cheap talk: è una risorsa che modifica realmente le funzioni di utilità percepite degli attori, ridefinisce la struttura dei payoff così come vengono valutati dai giocatori e dai pubblici che li osservano, e determina le condizioni di accettabilità delle mosse materiali prima ancora che queste vengano eseguite. Il programma di ricerca Delphi si è sviluppato interamente a partire da questa constatazione, costruendo progressivamente un framework alternativo che trattasse la comunicazione come elemento costitutivo del gioco strategico invece che come sua appendice.[4]
2.2 La diplomazia performativa come punto di partenza
Il primo contributo del programma, la diplomazia performativa (D’Andrea, 2025), ha identificato e formalizzato una classe specifica di mosse comunicative nelle relazioni internazionali: gli atti linguistici che mirano a produrre la realtà che descrivono nell’atto stesso della descrizione, senza attendere che le mosse materiali la rendano necessariamente possibile. La dichiarazione di Trump «When we are finished, take over your government» rivolta agli iraniani non è una previsione: è un atto performativo che mira a mobilitare l’azione popolare iraniana come conseguenza della parola presidenziale americana. Il cambio di regime come effetto della performatività comunicativa, non dell’azione militare.
La diplomazia performativa si fonda sulla tradizione inaugurata da John Austin con How to Do Things with Words (1962) e sviluppata da John Searle con Speech Acts (1969): il linguaggio non è solo descrizione della realtà ma azione su di essa. Gli atti illocutori – dichiarare, promettere, minacciare, garantire – non descrivono stati di cose: li producono nell’atto stesso di essere pronunciati. Applicata alle relazioni internazionali, questa intuizione ha implicazioni dirette: chi controlla gli atti illocutori del sistema internazionale non si limita a segnalare le proprie intenzioni, ma costruisce attivamente il campo semantico entro cui le intenzioni di tutti vengono lette e valutate.[5]
La condizione di efficacia della diplomazia performativa è formalmente descrivibile come δ_B(cᵢ) ≠ 0: la mossa comunicativa produce una variazione non nulla nella funzione di utilità percepita dell’avversario. La condizione di fallimento è δ_B(cᵢ) ≈ 0, che si verifica quando l’avversario non riconosce il frame proposto, non attribuisce credibilità sufficiente all’attore comunicante, o dispone di un frame alternativo sufficientemente coerente da resistere alla pressione della mossa comunicativa altrui. Il fallimento della diplomazia performativa americana nel conflitto USA-Iran 2026 è formalizzabile precisamente in questi termini.
2.3 Il governo della comunicazione come concetto generativo
Se la diplomazia performativa descrive mosse comunicative specifiche all’interno di un ambiente interpretativo dato, il governo della comunicazione (D’Andrea, 2026a) descrive il controllo di quell’ambiente interpretativo stesso. È il salto concettuale più importante del programma di ricerca: il passaggio dal livello delle singole mosse al livello della struttura dentro cui tutte le mosse vengono compiute e valutate.
Il governo della comunicazione è la capacità di un attore di controllare non il singolo messaggio né la singola battaglia comunicativa, ma l’ambiente interpretativo dentro cui qualsiasi messaggio viene ricevuto. Chi governa la comunicazione non deve vincere ogni singola mossa: ha già ridefinito il campo su cui quelle mosse vengono valutate, modificando le funzioni di utilità non di singoli attori ma del sistema nel suo complesso. Come formalizzato in D’Andrea (2026a), questo si traduce nella relazione Ω’ = Ω + Γ(G), dove Ω è l’ambiente interpretativo complessivo e Γ(G) è il vettore di modificatori prodotto dall’esercizio del governo della comunicazione G da parte dell’attore dominante.[6]
La distinzione tra diplomazia performativa e governo della comunicazione è analoga alla distinzione tra tattica e strategia: la prima riguarda le singole mosse nel contesto di un campo dato, la seconda riguarda la definizione del campo stesso. Un attore che governa la comunicazione non ha bisogno di vincere ogni singola battaglia comunicativa: ha già costruito le condizioni in cui le proprie posizioni risultano adottabili a basso costo e le posizioni avversarie risultano adottabili ad alto costo, indipendentemente dalla qualità intrinseca dei singoli argomenti.
Il governo della comunicazione introduce anche il concetto di inflazione illocutoria come rischio strutturale del meccanismo. Come l’eccessiva emissione di moneta senza una corrispondente creazione di valore erode il potere d’acquisto, l’eccessiva emissione di dichiarazioni senza una corrispondente produzione di fatti erode la forza performativa delle dichiarazioni future. Un attore che governa la comunicazione deve gestire questo rischio con la stessa attenzione con cui un banchiere centrale gestisce la massa monetaria: la coerenza del messaggio nel tempo non è solo una scelta stilistica ma una condizione strutturale per mantenere σ ad un livello tale da consentire il controllo dell’ambiente interpretativo. Ogni dichiarazione non mantenuta, ogni promessa non rispettata, ogni posizione abbandonata senza una giustificazione coerente con il frame dominante produce inflazione illocutoria che erode progressivamente la capacità di governare il campo semantico. È il meccanismo che spiega perché il governo della comunicazione richieda coerenza del messaggio nel tempo – non necessariamente coerenza dei contenuti specifici, ma stabilità del frame entro cui quei contenuti vengono presentati.[7]
3. Il modello dell’adottabilità del frame: il meccanismo di transizione
3.1 La struttura del modello
Il modello dell’adottabilità del frame (D’Andrea, 2026b) formalizza il meccanismo attraverso cui le singole mosse comunicative al livello della diplomazia performativa producono effetti strutturali al livello del governo della comunicazione. È il meccanismo di transizione tra i due livelli del framework: descrive le condizioni sotto cui un frame proposto da un attore viene adottato dagli altri come cornice interpretativa condivisa, producendo modificazioni durature dell’ambiente interpretativo Ω.
Un frame F proposto da un attore ha un indice di adottabilità α(F) che dipende da quattro variabili: α(F) = f(κ, σ, τ, φ), dove κ è la coerenza contestuale – il grado di compatibilità del frame con i frame preesistenti degli attori riceventi; σ è la credibilità della fonte al momento della proposta del frame; τ è la tempestività – l’allineamento temporale tra la proposta del frame e le mosse al livello oggetto che il frame intende interpretare; φ è la disponibilità di frame alternativi credibili, che entra nella funzione con segno negativo.[8]
Il frame viene adottato come cornice interpretativa dominante quando α(F) supera la soglia di adottabilità θ e risulta superiore al coefficiente di adottabilità di tutti i frame competitivi disponibili. Quando questo accade con sufficiente frequenza e coerenza nel tempo, il frame non resta confinato alla singola battaglia comunicativa in cui è stato proposto: si sedimenta nell’ambiente interpretativo Ω, modificandolo in modo duraturo. È il meccanismo attraverso cui le vittorie reiterate al livello della diplomazia performativa producono, nel tempo, controllo strutturale dell’ambiente interpretativo al livello del governo della comunicazione.
3.2 Le variabili del modello e le loro implicazioni operative
Ciascuna delle quattro variabili del modello ha implicazioni operative precise che il programma di ricerca ha identificato progressivamente attraverso l’analisi dei casi empirici.
La coerenza contestuale κ dipende dalla compatibilità del frame con le strutture cognitive preesistenti del pubblico ricevente. Non è una proprietà intrinseca del frame – è una proprietà relazionale che dipende dal contesto specifico in cui il frame viene proposto. Un frame con alta κ per un pubblico occidentale può avere bassa κ per un pubblico del Global South: la coerenza contestuale è sempre relativa a un pubblico specifico, il che implica che la strategia comunicativa ottimale per attori che si rivolgono a pubblici eterogenei richiede la gestione simultanea di frame con profili di κ diversi per pubblici diversi.[9]
La credibilità della fonte σ ha due componenti distinte che il programma di ricerca ha identificato come analiticamente separate. La componente operativa di σ dipende dalla coerenza e dalla tempestività delle dichiarazioni specifiche: si costruisce attraverso la coerenza del messaggio nel tempo e si erode attraverso l’inflazione illocutoria – l’emissione di dichiarazioni che non vengono mantenute, che produce una progressiva riduzione della forza performativa delle dichiarazioni future. La componente strutturale di σ dipende dalla natura del mandato di chi parla e dalla sua responsabilità di fronte a un elettorato o a una comunità: è più difficile da costruire ma più robusta una volta costruita, perché non dipende dal comportamento contingente dell’attore ma dalla sua posizione strutturale nel sistema.[10]
La tempestività τ è la variabile più difficile da ottimizzare perché dipende dal timing di processi che spesso non sono sotto il controllo dell’attore comunicante. Il momento ottimale per proporre un frame è spesso nelle prime ore di una crisi, quando il campo semantico è ancora aperto e la salienza del tema è massima. Ritardare τ significa proporre il frame in un campo semantico già parzialmente strutturato da altri attori, il che riduce automaticamente κ perché i frame preesistenti degli attori riceventi si sono già adattati alle categorie proposte dagli attori più rapidi.
La disponibilità di frame alternativi φ è l’unica variabile del modello che l’attore non controlla direttamente: dipende dalla qualità e dalla disponibilità dei frame proposti dagli avversari. Tuttavia, un attore può indirettamente ridurre φ attraverso il governo della comunicazione: sedimentando il proprio frame nell’ambiente interpretativo Ω in modo sufficientemente profondo da rendere costosa l’adozione di qualsiasi frame alternativo, indipendentemente dalla sua qualità intrinseca.
3.3 L’estensione del modello: la variabile δ
Il working paper sulla variabile δ (D’Andrea, 2026e) ha esteso il modello originale introducendo una quinta variabile: la debolezza strutturale dell’avversario come elemento che modifica il coefficiente di adottabilità del frame proposto dall’attore dominante. La formula estesa diventa α(F) = f(κ, σ, τ, φ, δ), dove δ = f(δ₁, δ₂, δ₃, δ₄) con δ₁ credibilità erosa dell’avversario, δ₂ incoerenza interna, δ₃ debolezza della leadership comunicativa avversaria, δ₄ inflazione illocutoria accumulata dall’avversario.[11]
L’introduzione di δ ha un’implicazione teorica importante: l’adottabilità di un frame non dipende solo dalle caratteristiche del frame proposto e dell’attore che lo propone, ma anche dallo stato dell’avversario nel momento in cui il frame viene proposto. Un frame con coefficienti κ, σ, τ relativamente bassi può comunque raggiungere la soglia di adottabilità θ se δ è sufficientemente alta – cioè se l’avversario si trova in una condizione di debolezza strutturale che riduce la sua capacità di proporre frame alternativi credibili. Questa variabile ha trovato verifica empirica nel caso del campo largo italiano, dove la debolezza strutturale dell’opposizione ha aumentato l’adottabilità dei frame del centrodestra indipendentemente dalla loro qualità intrinseca.
4. La teoria dei giochi comunicativa: l’architettura formale del programma
4.1 Il framework a tre livelli
La teoria dei giochi comunicativa (D’Andrea, 2026c) rappresenta il contributo teoricamente più ambizioso del programma di ricerca: integra tutti i concetti sviluppati nei contributi precedenti in un framework formale a tre livelli che permette di analizzare qualsiasi confronto strategico nella sua dimensione comunicativa con rigore matematico.
Il gioco oggetto è il primo livello, e riprende la teoria dei giochi classica nella sua applicazione standard alle relazioni internazionali. Gli attori sono stati o coalizioni, le strategie disponibili sono le mosse materiali concrete, e i payoff sono le conseguenze materiali di ciascuna combinazione di mosse. È il livello su cui opera la maggior parte della letteratura esistente, e su cui le funzioni di utilità degli attori vengono tradizionalmente assunte come stabili e indipendenti da qualsiasi forma di comunicazione.
Il gioco comunicativo è il secondo livello, e introduce la comunicazione come mossa strategica autonoma capace di modificare le funzioni di utilità degli attori al livello oggetto. Ogni mossa comunicativa cᵢ produce un vettore di modificatori δ(cᵢ) che agisce direttamente sulle funzioni di utilità del livello oggetto secondo la relazione u’_B(s_A, s_B | cᵢ) = u_B(s_A, s_B) + δ_B(cᵢ). È a questo livello che opera la diplomazia performativa: le sue mosse modificano δ_B, e la loro efficacia dipende dai parametri del modello α(F).
Il metagioco è il terzo e più sofisticato livello, e descrive il controllo dell’ambiente interpretativo complessivo Ω dentro cui tutte le mosse dei livelli inferiori vengono ricevute. Un attore che esercita il governo della comunicazione opera direttamente su Ω secondo la relazione Ω’ = Ω + Γ(G). Le funzioni di utilità modificate al livello del gioco comunicativo diventano a loro volta funzioni dell’ambiente Ω’ così modificato: u’_B(s_A, s_B | cᵢ, Ω’) = u_B(s_A, s_B) + δ_B(cᵢ, Ω’). Questa formalizzazione ha una proprietà strutturale decisiva: l’efficacia di qualsiasi mossa comunicativa al livello del gioco comunicativo è essa stessa una funzione dell’ambiente interpretativo costruito al livello del metagioco.[12]
4.2 La relazione tra i livelli
La relazione tra i tre livelli del framework non è gerarchica nel senso tradizionale: non è che il metagioco «comanda» il gioco comunicativo che «comanda» il gioco oggetto. La relazione è di condizionamento reciproco: le mosse al livello del gioco comunicativo modificano Ω attraverso il meccanismo dell’adottabilità del frame, contribuendo alla costruzione del metagioco; e il metagioco, a sua volta, modifica le condizioni di efficacia di tutte le mosse future al livello del gioco comunicativo. È un sistema dinamico in cui i livelli si co-determinano nel tempo.
Questa dinamica produce una proprietà importante che il programma di ricerca ha identificato attraverso l’analisi dei casi empirici: il confine tra il livello del gioco comunicativo e il livello del metagioco non è rigido. Un attore che non dispone delle risorse strutturali per controllare direttamente il metagioco può comunque produrre, attraverso una sequenza sufficientemente coerente e prolungata di mosse vincenti al livello del gioco comunicativo, un effetto cumulativo temporaneamente equivalente al controllo diretto del metagioco. Il caso Zelensky nella prima fase del conflitto russo-ucraino ne è la dimostrazione empirica più nitida: un attore strutturalmente debole che ha prodotto effetti di metagioco attraverso la coerenza e la disciplina comunicativa invece che attraverso il controllo istituzionale dell’ambiente interpretativo.[13]
4.3 Il modello dell’adottabilità del frame come meccanismo di transizione
Nel framework a tre livelli, il modello dell’adottabilità del frame α(F) = f(κ, σ, τ, φ) svolge la funzione di meccanismo di transizione: descrive le condizioni sotto cui le mosse al livello del gioco comunicativo producono effetti al livello del metagioco. Un frame che raggiunge un’adottabilità molto alta presso un numero sufficientemente ampio di attori del sistema non resta confinato alla singola battaglia comunicativa in cui è stato proposto: si sedimenta nell’ambiente interpretativo Ω, modificandolo in modo duraturo, e influenzando così l’efficacia di tutte le mosse comunicative future. È il meccanismo attraverso cui ripetute vittorie nella battaglia per il controllo del frame si traducono, nel tempo, in un controllo strutturale dell’ambiente interpretativo complessivo – la differenza tra vincere una singola battaglia comunicativa e vincere la guerra per la definizione della realtà condivisa.
5. Le estensioni del modello: consapevolezza comunicativa, governo dell’umanizzazione, egemonia gramsciana
5.1 La consapevolezza comunicativa
Il working paper sulla consapevolezza comunicativa (D’Andrea, 2026f) ha introdotto nel programma di ricerca una dimensione che i contributi precedenti avevano trattato solo implicitamente: la capacità degli attori di riconoscere e comprendere il livello del gioco comunicativo in cui operano e le mosse che gli avversari compiono a quel livello. La consapevolezza comunicativa non è una variabile del modello α(F): è una meta-variabile che condiziona la capacità dell’attore di ottimizzare tutte le altre variabili.
Un attore con alta consapevolezza comunicativa sa riconoscere quando sta subendo una mossa di diplomazia performativa invece di risponderci come se fosse una mossa al livello oggetto. Sa identificare quando il proprio frame viene adottato dagli avversari per ragioni di convenienza invece che di adesione sostanziale. Sa distinguere tra il momento in cui σ si sta erodendo per inflazione illocutoria e il momento in cui sta costruendo credibilità strutturale. E sa, soprattutto, riconoscere quando opera al livello del gioco comunicativo e quando opera al livello del metagioco – una distinzione che i contributi teorici precedenti avevano formalizzato ma che richiede una competenza specifica per essere tradotta in comportamento strategico consapevole.[14]
La consapevolezza comunicativa ha implicazioni dirette per il governo della comunicazione: un attore che non sa di stare governando il campo semantico non può farlo con la continuità e la coerenza necessarie per produrre effetti strutturali duraturi. Il caso del Brussels Effect europeo analizzato nel working paper sul metagioco europeo (D’Andrea, 2026h) è l’esempio più nitido: l’UE produce effetti di metagioco reali attraverso la sua regolazione normativa, ma non sa di stare giocando al metagioco quando lo fa – e questa inconsapevolezza impedisce di massimizzare e sistematizzare quegli effetti.
5.2 Il governo dell’umanizzazione
Il working paper sul governo dell’umanizzazione (D’Andrea, 2026g) ha esteso il framework in una direzione che i contributi precedenti non avevano esplorato: il rapporto tra intelligenza artificiale e comunicazione politica, e specificamente il modo in cui la pervasività dell’IA nell’ecosistema comunicativo contemporaneo modifica le condizioni di costruzione della credibilità della fonte σ.
In un ecosistema in cui la produzione e la distribuzione di contenuti comunicativi è sempre più mediata da algoritmi e strumenti di intelligenza artificiale, la percezione di autenticità umana diventa una risorsa strategica rara e preziosa. Il governo dell’umanizzazione descrive la capacità di un attore politico di costruire e mantenere la propria immagine come soggetto genuinamente umano – dotato di vulnerabilità reale, coerenza valoriale non costruita algoritmicamente, presenza fisica non mediata – in un ambiente in cui la distinzione tra comunicazione autentica e comunicazione artificialmente generata è progressivamente più difficile da percepire per i pubblici riceventi.
Nella formalizzazione del programma di ricerca, il governo dell’umanizzazione agisce primariamente sulla componente strutturale di σ: non attraverso la coerenza delle dichiarazioni specifiche, ma attraverso la costruzione di una presenza percepita come irriducibilmente umana in un ecosistema sempre più saturo di comunicazione artificiale. Paradossalmente, la diffusione dell’IA nella comunicazione politica aumenta il valore strategico dell’umanizzazione: quanto più il campo semantico è popolato da contenuti generati artificialmente, tanto più la percezione di autenticità umana diventa un differenziale competitivo difficile da replicare e ad alto valore di adottabilità.[15]
5.3 Il metagioco europeo
Il working paper sul metagioco europeo (D’Andrea, 2026h) ha esteso il programma di ricerca a un caso analitico strutturalmente più complesso dei casi bilaterali precedenti: un attore multilaterale che opera in un sistema internazionale dove i suoi principali interlocutori strategici governano il metagioco con coerenza e continuità, mentre esso stesso ne è quasi completamente assente come soggetto consapevole.
Il contributo originale più importante di questo working paper è l’interpretazione del Brussels Effect come forma inconsapevole di metagioco. L’UE produce già effetti di metagioco reali attraverso la sua regolazione normativa – il GDPR, il Digital Services Act, il Digital Markets Act – modificando le categorie interpretative del commercio, della privacy e della concorrenza a livello globale. Ma non sa di stare giocando al metagioco quando lo fa, e quindi non lo fa con la continuità e la coerenza necessarie per massimizzarne gli effetti. La trasformazione del metagioco inconsapevole in metagioco consapevole è la leva più efficace disponibile per migliorare strutturalmente la comunicazione europea.
Il working paper ha anche identificato la complessità strutturale del caso europeo rispetto ai casi bilaterali: Ω viene modificato simultaneamente da ventisette attori con incentivi parzialmente divergenti, producendo la necessità di una formalizzazione del tipo Ω’ = Ω + Σᵢ Γᵢ(Gᵢ) che estende il modello originale al caso multilaterale. Questa estensione costituisce la frontiera teorica più avanzata del programma di ricerca.[16]
5.4 Il governo della comunicazione come superamento dell’egemonia gramsciana
Il working paper sull’egemonia gramsciana (D’Andrea, 2026i) ha esteso il programma di ricerca in una direzione inaspettata: l’applicazione del framework alla teoria politica classica, mostrando come il governo della comunicazione non sia solo uno strumento di analisi delle relazioni internazionali ma una teoria generale della costruzione dell’egemonia applicabile a qualsiasi sistema politico.
La tesi centrale è che l’egemonia culturale descritta da Gramsci nei Quaderni del carcere è un caso storico particolare di governo della comunicazione, realizzato attraverso gli strumenti disponibili nel Novecento – le istituzioni culturali tradizionali, gli intellettuali organici, la sedimentazione lenta del senso comune. Il governo della comunicazione supera l’egemonia gramsciana non perché la sostituisca con un meccanismo diverso, ma perché ne è la generalizzazione teorica: produce gli stessi effetti attraverso un meccanismo più veloce e più adatto all’ecosistema disintermediato e frammentato del XXI secolo.
Il contributo originale più importante di questo working paper è la distinzione tra coerenza del messaggio e coerenza dei contenuti come variabili distinte con effetti distinti sulla costruzione del campo semantico. Un attore può costruire egemonia comunicativa mantenendo la coerenza del messaggio – il frame, il linguaggio, le categorie interpretative – pur modificando i contenuti specifici in risposta alle pressioni contingenti. È esattamente quello che il governo della comunicazione consente di fare, e che l’egemonia gramsciana classica non aveva separato analiticamente.[17]
6. Le applicazioni empiriche: verifica e sviluppo del framework
6.1 Il conflitto USA-Iran 2026 e la crisi di Hormuz
Il caso empirico più estensivamente analizzato nel programma di ricerca è il conflitto USA-Iran 2026 e la crisi dello Stretto di Hormuz. Questo caso ha svolto una funzione di verifica del framework a tre livelli, dimostrando come tre attori – Stati Uniti, Iran e Cina – operino simultaneamente su livelli diversi del framework con risultati asimmetrici.
Gli Stati Uniti hanno operato prevalentemente al livello del gioco comunicativo, con una diplomazia performativa sistematica che mirava a produrre il cambio di regime attraverso la parola presidenziale invece che attraverso l’azione militare. Il frame del regime change presentava però valori criticamente bassi su tutti e quattro i parametri del modello α(F): κ bassa per incompatibilità con i frame preesistenti della sovranità nazionale nel Global South e in Europa; σ ridotta dalla storia delle promesse non mantenute nelle crisi precedenti; τ problematica perché il frame veniva proposto mentre le bombe cadevano sulle città iraniane, attivando il meccanismo di coesione nazionale sotto attacco esterno; φ alta perché l’Iran disponeva di un frame alternativo con α strutturalmente superiore.[18]
L’Iran ha adottato una controstrategia che combinava il rifiuto del frame avversario con la proposta attiva di un frame alternativo – la resistenza sovrana – con parametri di adottabilità strutturalmente superiori. Il meccanismo del rifiuto era particolarmente sofisticato: ignorare sistematicamente il frame del regime change invece di contestarlo, perché rispondere avrebbe significato riconoscerne la legittimità come cornice del conflitto.
La Cina ha operato esclusivamente al livello del metagioco, modificando l’ambiente interpretativo globale senza mai scendere a impegnarsi nelle singole battaglie comunicative del livello inferiore. Il silenzio strategico cinese – non passività ma scelta deliberata di cosa non dire – è la forma più avanzata di governo della comunicazione disponibile: produce dividendi reputazionali a costo quasi zero, mantenendo la massima libertà di manovra futura.
6.2 Il conflitto russo-ucraino
Il caso russo-ucraino ha offerto la verifica più ricca del framework perché ha permesso di osservare la dinamica temporale del metagioco con un’evidenza empirica raramente disponibile: il momento esatto in cui il metagioco avversario penetra nel linguaggio negoziale della parte opposta.
Come analizzato in D’Andrea (2026d), la Russia ha operato sistematicamente al livello del metagioco fin dalle fasi preparatorie del conflitto, costruendo un lessico ambiguo – «operazione militare speciale», «cause profonde», «zona economica libera» – che ha modificato Ω in modo da rendere quel lessico disponibile come opzione linguistica per chiunque debba comunicare all’interno del sistema, compreso chi avrebbe interesse a resistere a quelle categorie. Il momento in cui i negoziatori americani hanno cominciato a utilizzare il termine «zone economiche» invece di «territori occupati» è la dimostrazione empirica più diretta della formalizzazione proposta: Ω’ = Ω + Γ(G_Russia) descrive una modifica dell’ambiente interpretativo che non riguarda solo il pubblico russo o i suoi alleati, ma che diventa disponibile come opzione linguistica per chiunque debba comunicare all’interno del sistema.
L’Ucraina ha operato prevalentemente al livello del gioco comunicativo, con una sequenza di mosse straordinariamente coerenti: il frame della resistenza democratica, il governo dell’umanizzazione della presenza di Zelensky in contesti di crisi, la gestione calibrata della temporalità pubblica. Il caso mostra che una sequenza sufficientemente coerente e prolungata di mosse al livello del gioco comunicativo può produrre temporaneamente effetti equivalenti al controllo del metagioco – ma che quell’equivalenza è vulnerabile al metagioco costruito con maggiore pazienza dall’avversario.[19]
6.3 Le negoziazioni climatiche
Le negoziazioni climatiche 2024-2026 hanno offerto un caso di studio particolarmente istruttivo perché hanno permesso di osservare tre attori – Stati Uniti, Cina e Unione Europea – operare simultaneamente su tre livelli diversi del framework, con conseguenze comunicative che la sola analisi delle posizioni negoziali materiali non avrebbe potuto spiegare.
Come analizzato nel working paper sul metagioco europeo (D’Andrea, 2026h), gli Stati Uniti sotto Trump operano al livello del gioco oggetto con il ritiro dall’Accordo di Parigi. La Cina opera al metagioco restando presente e istituzionalmente affidabile in un sistema multilaterale da cui l’altra grande potenza si è ritirata, producendo dividendi reputazionali senza mai esporre le proprie posizioni specifiche a contestazione diretta. L’UE opera al gioco comunicativo producendo frame ambiziosi che vengono però sistematicamente erosi quando i governi membri ridimensionano pubblicamente gli obiettivi – confermando il meccanismo dell’inflazione illocutoria come fattore di erosione strutturale di σ.[20]
6.4 La politica interna italiana
I working paper sulla variabile δ (D’Andrea, 2026e) e sull’egemonia gramsciana (D’Andrea, 2026i) hanno applicato il framework alla politica interna italiana del quinquennio 2022-2026, offrendo la verifica empirica della tesi sulla costruzione di egemonia comunicativa attraverso la coerenza del messaggio invece che attraverso il controllo istituzionale.
Il caso empirico mostra una coerenza del messaggio del centrodestra italiano che non ha precedenti nella storia recente della destra italiana: Meloni ha costruito un posizionamento riconoscibile e stabile su un insieme limitato di temi che non ha mai abbandonato nemmeno nei momenti di maggiore pressione, mantenendo il frame stabile attraverso cedimenti tattici sui contenuti che non avrebbero potuto non esserci. Il risultato è misurabile attraverso l’indicatore più diretto disponibile: l’adozione del frame da parte degli avversari. Le parole del centrodestra – sicurezza, identità, nazione, confini, merito – sono diventate le parole della politica italiana tout court, il che dimostra che il frame ha superato la soglia di dominanza e si è sedimentato nell’ambiente interpretativo come senso comune.[21]
7. Il filo teorico: dalla cheap talk al governo dell’ambiente interpretativo
7.1 L’unità del programma
Guardando al programma di ricerca nel suo insieme, emerge con chiarezza un filo teorico che attraversa tutti i contributi e che ne costituisce l’unità profonda. Tutti i contributi ruotano attorno a una tesi fondamentale: la comunicazione nelle relazioni internazionali e nella politica contemporanea non è cheap talk – non è segnalazione costless di informazioni preesistenti – ma è azione strategica autonoma che modifica i payoff percepiti degli attori, ridefinisce la struttura degli equilibri raggiungibili, e determina le condizioni di accettabilità delle mosse materiali prima ancora che queste vengano eseguite.
Questa tesi fondamentale viene declinata in modo diverso da ciascun contributo, ma rimane riconoscibile in tutti. La diplomazia performativa la declina al livello degli atti linguistici singoli. Il modello dell’adottabilità del frame la declina al livello della circolazione e dell’adozione dei frame. La teoria dei giochi comunicativa la declina al livello dell’architettura formale. La consapevolezza comunicativa la declina al livello della capacità metacognitiva degli attori di riconoscere il livello su cui stanno operando. Il governo dell’umanizzazione la declina al livello del rapporto tra autenticità umana e comunicazione artificialmente mediata nell’ecosistema dell’IA. Il metagioco europeo la declina al livello della complessità multilaterale. L’egemonia gramsciana la declina al livello della teoria politica classica, mostrando che il governo della comunicazione è la generalizzazione teorica di un meccanismo che Gramsci aveva intuito senza formalizzare.
7.2 La progressione logica
La progressione logica del programma non è casuale: ogni contributo risponde a una domanda aperta dal contributo precedente. La diplomazia performativa ha risposto alla domanda «come funziona la comunicazione come azione invece che come segnalazione?». Il governo della comunicazione ha risposto alla domanda «che differenza c’è tra governare le singole mosse comunicative e governare il campo su cui tutte le mosse si svolgono, e come si gestisce il rischio di inflazione illocutoria?». Il modello dell’adottabilità del frame ha risposto alla domanda «in che modo le singole mosse comunicative producono effetti strutturali sull’ambiente interpretativo?». La teoria dei giochi comunicativa ha risposto alla domanda «come si integra tutto questo in un framework formale coerente?». La variabile δ ha risposto alla domanda «quali fattori relativi all’avversario modificano l’adottabilità del frame proposto?». La consapevolezza comunicativa ha risposto alla domanda «cosa distingue un attore che sa di stare governando il campo semantico da uno che lo fa inconsapevolmente?». Il governo dell’umanizzazione ha risposto alla domanda «come la pervasività dell’IA nella comunicazione politica modifica le condizioni di costruzione di σ strutturale e quale valore strategico acquista l’autenticità umana in questo ecosistema?». Il metagioco europeo ha risposto alla domanda «come si applica il framework a un attore multilaterale con incentivi istituzionali divergenti?». L’egemonia gramsciana ha risposto alla domanda «come si relaziona il governo della comunicazione con la teoria politica classica, e in quale senso la generalizza?».
7.3 La struttura del nucleo duro
Nella terminologia lakatosiana, il nucleo duro del programma di ricerca Delphi è composto da tre assunzioni fondamentali che nessuno dei contributi ha mai messo in discussione direttamente. La prima è che la comunicazione modifica i payoff percepiti degli attori in modo reale e misurabile, indipendentemente dai payoff materiali. La seconda è che esiste una distinzione strutturalmente rilevante tra il livello in cui si combattono le singole battaglie comunicative e il livello in cui si governa l’ambiente interpretativo complessivo. La terza è che chi controlla l’ambiente interpretativo controlla le condizioni di efficacia di tutte le mosse comunicative possibili al livello inferiore, indipendentemente da chi le compia e da quale sia il loro contenuto specifico.
Attorno a questo nucleo duro si sviluppa la cintura protettiva di ipotesi ausiliarie – il modello α(F), la variabile δ, la consapevolezza comunicativa, il governo dell’umanizzazione, l’inflazione illocutoria come rischio strutturale del governo della comunicazione – che possono essere modificate e raffinate senza toccare le assunzioni fondamentali. E l’euristica positiva del programma indica chiaramente le direzioni di sviluppo futuro: l’applicazione a nuovi domini empirici, la formalizzazione della dinamica temporale del metagioco, e la modellizzazione del caso multilaterale.
8. Agenda di ricerca: le questioni aperte
8.1 La misurabilità ordinale del modello
Il modello α(F) = f(κ, σ, τ, φ) è progettato per produrre ranking ordinali, non misurazioni cardinali. Questa non è una limitazione da superare: è una scelta teorica consapevole che riflette la natura delle variabili in gioco. Possiamo dire con precisione che α(F_A) > α(F_B) – che un frame ha un’adottabilità strutturalmente superiore a un altro in un dato contesto – ma non quantificare la differenza in termini assoluti senza perdere precisione concettuale. Le variabili κ, σ, τ e φ sono definite in modo da consentire comparazioni ordinali sistematiche tra casi, non misurazioni metriche che presupporrebbero un’unità di misura che non esiste per fenomeni di questa natura.[22]
La direzione di ricerca prioritaria per la fase successiva del programma non è quindi rendere il modello quantitativo, ma sviluppare indicatori proxy ordinali più raffinati che consentano comparazioni sistematiche tra un numero più ampio di casi empirici. L’obiettivo non è misurare α(F) in termini assoluti: è identificare le condizioni in cui α(F_A) > α(F_B) con maggiore precisione e con criteri più espliciti di quelli attualmente disponibili. Una griglia di analisi standardizzata per ciascuna variabile, applicata sistematicamente a casi comparabili, consentirebbe di testare la robustezza del modello e di identificare le condizioni limite in cui le previsioni teoriche si confermano o si falsificano.
8.2 La dinamica temporale
Il programma di ricerca ha trattato il metagioco prevalentemente in forma statica, come analisi di equilibrio. Le interazioni comunicative nelle relazioni internazionali sono però processi dinamici in cui i frame evolvono, le credibilità si costruiscono e si erodono, e Ω cambia nel tempo. Un’estensione dinamica del framework richiederebbe l’introduzione di equazioni differenziali per le variabili di stato, in analogia con i modelli di giochi differenziali sviluppati nella letteratura teorica.
Il caso russo-ucraino ha già mostrato la rilevanza della dinamica temporale: il metagioco russo, costruito con pazienza fin dal 2021 e mai abbandonato nemmeno nelle fasi di massima pressione comunicativa ucraina, riemerge nei momenti in cui la priorità degli attori esterni si sposta dal sostegno valoriale alla ricerca pragmatica di una soluzione negoziale rapida. Comprendere analiticamente le condizioni in cui gli equilibri di metagioco sono stabili e quelle in cui sono vulnerabili a perturbazioni è una delle questioni teoriche più importanti che il programma non ha ancora risolto. La gestione dell’inflazione illocutoria nel tempo – come si accumula, a quale ritmo erode σ, e quali condizioni consentono di recuperare credibilità dopo una fase di inflazione elevata – è una direzione di ricerca strettamente connessa che richiede anch’essa una formalizzazione dinamica.[23]
8.3 Il caso multilaterale
Il working paper sul metagioco europeo ha identificato una direzione di sviluppo teorico prioritaria: la formalizzazione del governo della comunicazione in contesti multilaterali con attori multipli che agiscono simultaneamente sullo stesso ambiente interpretativo. Se Ω’ = Ω + Γ(G) descrive il caso di un singolo attore, il caso europeo richiede una formalizzazione del tipo Ω’ = Ω + Σᵢ Γᵢ(Gᵢ), dove la sommatoria cattura l’effetto aggregato dei contributi individuali.
Le domande teoriche aperte sono molteplici. Sotto quali condizioni istituzionali i contributi individuali Γᵢ(Gᵢ) convergono verso un vettore aggregato coerente invece di cancellarsi reciprocamente? Come si modellano gli incentivi degli attori individuali a contribuire al metagioco collettivo invece di perseguire vantaggi comunicativi individuali? E come la struttura degli incentivi istituzionali modifica le condizioni di equilibrio del metagioco collettivo? Queste domande hanno rilevanza non solo per il caso europeo, ma per qualsiasi organizzazione multilaterale – alleanze, coalizioni di coalizione, organizzazioni internazionali – che cerchi di costruire una voce unitaria in un sistema internazionale dove gli avversari operano con strutture di comando più centralizzate.[24]
8.4 La resistenza al metagioco
Il programma di ricerca si è concentrato prevalentemente sulle condizioni di successo del governo della comunicazione – su come un attore costruisce il metagioco a proprio vantaggio. Ha trattato meno sistematicamente le condizioni di resistenza: come un attore che subisce il metagioco di un avversario può costruire un frame alternativo con α(F) strutturalmente superiore invece di rispondere dentro le categorie del frame dominante.
Il caso dell’opposizione italiana nel quinquennio 2022-2026 offre un esempio particolarmente istruttivo di resistenza fallita: un’opposizione che risponde sistematicamente dentro le categorie del centrodestra invece di costruirne di alternative, rafforzando così il frame dominante invece di eroderlo. Il caso ucraino nella sua fase più recente offre invece un esempio di resistenza parzialmente riuscita che poi si è dimostrata vulnerabile alla pazienza del metagioco avversario. Comprendere analiticamente le condizioni in cui la resistenza al metagioco è possibile — e quelle in cui è strutturalmente preclusa – è la questione teorica che il programma di ricerca deve affrontare con maggiore sistematicità nei contributi futuri.[25]
8.5 Il governo dell’umanizzazione nell’era dell’IA generativa
Il working paper sul governo dell’umanizzazione ha aperto una direzione di ricerca che diventerà sempre più rilevante con la progressiva diffusione degli strumenti di IA generativa nella comunicazione politica. Se la percezione di autenticità umana è già oggi una risorsa strategica in un ecosistema ad alta densità di contenuti artificialmente generati, la sua rilevanza crescerà ulteriormente man mano che la distinzione tra comunicazione autentica e comunicazione artificiale diventerà più difficile da percepire.
Le domande di ricerca aperte da questo working paper includono: quali sono i marcatori specifici di autenticità umana che i pubblici percepiscono come non replicabili artificialmente, e come evolvono con il miglioramento degli strumenti di IA generativa? Come cambia la struttura del valore strategico del governo dell’umanizzazione in funzione del livello di sofisticazione degli strumenti di IA disponibili agli avversari? E come il governo dell’umanizzazione interagisce con le altre variabili del modello α(F), in particolare con σ strutturale?[26]
8.6 L’applicazione a nuovi domini
Il programma di ricerca ha verificato empiricamente il framework in un insieme relativamente limitato di domini: le relazioni internazionali, la comunicazione istituzionale europea, la politica interna italiana. Le direzioni di applicazione futura includono la comunicazione d’impresa e le relazioni pubbliche strategiche, dove il governo del campo semantico è una competenza sempre più rilevante; la comunicazione scientifica e medica, dove la gestione dei frame pubblici sulla scienza ha conseguenze dirette sulle decisioni collettive; e la comunicazione nelle organizzazioni internazionali multilaterali, dove la complessità degli attori e degli incentivi produce dinamiche di metagioco particolarmente sofisticate.
9. Conclusioni: il programma di ricerca come contributo alla teoria della comunicazione strategica
Il programma di ricerca Delphi sulla comunicazione strategica ha prodotto, nel biennio 2025-2026, un corpus teorico che si distingue dalla letteratura esistente su tre dimensioni fondamentali.
La prima è la formalizzazione matematica. Il modello α(F) = f(κ, σ, τ, φ) e la formalizzazione del metagioco attraverso la relazione Ω’ = Ω + Γ(G) offrono strumenti analitici con un livello di precisione che la letteratura sulla comunicazione strategica nelle relazioni internazionali raramente raggiunge. Non si tratta di formalizzazione fine a sé stessa: si tratta di formalizzazione che consente previsioni verificabili, identificazione delle variabili su cui agire, e comparazione ordinale sistematica dei risultati delle strategie comunicative.
La seconda è l’integrazione teorica. Il programma ha costruito ponti sistematici tra tradizioni di ricerca che avevano proceduto largamente in parallelo: la teoria dei giochi nelle relazioni internazionali, la pragmatica del linguaggio di matrice austiniana, l’analisi del frame di Goffman e Lakoff, la comunicazione strategica come campo autonomo, la teoria politica gramsciana, e il dibattito emergente sul rapporto tra IA e autenticità comunicativa. L’integrazione non è eclettica: è strutturata attorno al concetto generativo del governo della comunicazione che fornisce il principio organizzativo per tutti i contributi.
La terza è la validazione empirica. Ogni contributo teorico del programma è stato sviluppato in dialogo con casi empirici concreti e verificabili: il conflitto USA-Iran 2026, il conflitto russo-ucraino, le negoziazioni climatiche, il metagioco europeo, la politica italiana del quinquennio 2022-2026. Questo ancoraggio empirico non è decorativo: è la condizione che distingue un programma di ricerca scientifico da un sistema teorico autoreferenziale.
Il programma rimane aperto. Le questioni identificate nella sezione 8 – la misurabilità ordinale, la dinamica temporale, il caso multilaterale, la resistenza al metagioco, il governo dell’umanizzazione nell’era dell’IA generativa, l’applicazione a nuovi domini – sono le direzioni in cui il lavoro deve continuare. Ma il nucleo duro è solido: la comunicazione modifica i payoff, il metagioco condiziona il gioco comunicativo, e chi governa l’ambiente interpretativo governa le condizioni di efficacia di tutte le mosse possibili. Su queste tre assunzioni, e sul concetto di inflazione illocutoria come rischio strutturale del governo della comunicazione, il programma può continuare a costruire.
[1] Lakatos, I. (1978). The Methodology of Scientific Research Programmes. Cambridge: Cambridge University Press, cap. 1. Il concetto di «nucleo duro» e «cintura protettiva» è sviluppato in particolare nelle pp. 47-52, dove Lakatos distingue tra le assunzioni fondamentali di un programma di ricerca, che non vengono mai messe in discussione direttamente, e le ipotesi ausiliarie che possono essere modificate per rispondere alle anomalie empiriche.
[2] D’Andrea, D. (2025). La diplomazia performativa nelle relazioni internazionali. The Delphi Institute Working Paper Series. Zenodo. DOI: 10.5281/zenodo.20818243.
[3] Crawford, V. e Sobel, J. (1982). «Strategic information transmission». Econometrica, 50(6), 1431-1451. Per la discussione del limite del cheap talk applicata alle relazioni internazionali contemporanee, cfr. D’Andrea, D. (2026d). Governare il linguaggio. Diplomazia, potere e comunicazione nell’età della performance. Amazon. ISBN 979-8183633375, sezione 5.3.
[4] D’Andrea, D. (2026d), cit., sezione 5.4: «La comunicazione strategica, così come si manifesta nei conflitti del ventunesimo secolo, non è cheap talk nel senso tecnico del termine: è una risorsa strategica che modifica realmente le funzioni di utilità percepite degli attori».
[5] Austin, J. L. (1962). How to Do Things with Words. Oxford: Oxford University Press; Searle, J. R. (1969). Speech Acts: An Essay in the Philosophy of Language. Cambridge: Cambridge University Press. Per l’applicazione della pragmatica austiniana alla diplomazia performativa, cfr. D’Andrea, D. (2025), cit., sezione 2.
[6] D’Andrea, D. (2026a). Verso una nuova teoria della direzione simbolica del potere: il governo della comunicazione. The Delphi Institute Working Paper Series. Zenodo. DOI: 10.5281/zenodo.22004447, sezione 3.
[7] ⁷ D’Andrea, D. (2026a), cit., sezione 8. Il concetto di inflazione illocutoria e il suo effetto erosivo sulla componente operativa di σ è sviluppato sistematicamente in relazione al meccanismo austiniano degli atti illocutori: come Austin aveva mostrato che la forza illocutoria dipende dalle condizioni di felicità dell’atto linguistico, il governo della comunicazione mostra che quella forza può essere erosa dalla ripetizione di atti illocutori che non soddisfano le condizioni di felicità – dichiarazioni che non vengono mantenute, promesse che non vengono rispettate, posizioni che vengono abbandonate senza giustificazione coerente con il frame dominante.
[8] D’Andrea, D. (2026b). Il modello di adottabilità del frame. The Delphi Institute Working Paper Series. Zenodo. DOI: 10.5281/zenodo.21753053, sezione 3.1.
[9] Per l’analisi della variabile κ in contesti di pubblici eterogenei, cfr. D’Andrea, D. (2026d), cit., sezione 4.5, dove il problema della gestione simultanea di frame con profili di κ diversi viene analizzato nel contesto della crisi USA-Iran 2026.
[10] Il concetto di inflazione illocutoria e il suo effetto erosivo sulla componente operativa di σ è sviluppato in D’Andrea, D. (2026a), cit., sezione 8, e applicato empiricamente nei casi analizzati in D’Andrea, D. (2026d), cit., sezioni 4.2 e 5.9.
[11] D’Andrea, D. (2026e). Il modello α(F) esteso: la debolezza strutturale dell’avversario come quinta variabile dell’adottabilità del frame. The Delphi Institute Working Paper Series. Zenodo. DOI: 10.5281/zenodo.22431716.
[12] D’Andrea, D. (2026c). La teoria dei giochi comunicativa. The Delphi Institute Working Paper Series. Zenodo. DOI: 10.5281/zenodo.21906826, sezioni 3.1-3.3.
[13] D’Andrea, D. (2026d), cit., sezione 5.10, dove il caso Zelensky viene analizzato sistematicamente come esempio di costruzione di effetti di metagioco attraverso la disciplina comunicativa al livello del gioco comunicativo invece del controllo strutturale dell’ambiente interpretativo.
[14] D’Andrea, D. (2026f). La consapevolezza comunicativa: fondamenti teorici, distinzioni concettuali e applicazioni operative nell’era degli algoritmi. The Delphi Institute Working Paper Series. Zenodo. DOI: 10.5281/zenodo.22003604.
[15] D’Andrea, D. (2026g). Il governo dell’umanizzazione. The Delphi Institute Working Paper Series. Zenodo. DOI: 10.5281/zenodo.22004268. Per il rapporto tra pervasività dell’IA nella comunicazione politica e valore strategico dell’autenticità umana come componente di σ strutturale, cfr. ibid., sezione 4, dove il meccanismo viene formalizzato attraverso il concetto di «differenziale di umanizzazione» come variabile che modifica le condizioni di adottabilità dei frame in ecosistemi comunicativi ad alta densità di contenuti generati artificialmente.
[16] D’Andrea, D. (2026h). Il metagioco europeo: per una strategia comunicativa dell’Unione Europea fondata sulla teoria dei giochi comunicativa. The Delphi Institute Working Paper Series. Zenodo. DOI: 10.5281/zenodo.22735475, sezioni 3.3 e 7.
[17] D’Andrea, D. (2026i). Il governo della comunicazione come superamento dell’egemonia gramsciana: verso una teoria della costruzione di egemonia comunicativa. The Delphi Institute Working Paper Series. Zenodo. DOI: 10.5281/zenodo.22735573.
[18] D’Andrea, D. (2026c), cit., sezione 4.2; D’Andrea, D. (2026d), cit., sezioni 4.1-4.5.
[19] D’Andrea, D. (2026d), cit., sezione 5.10.
[20] D’Andrea, D. (2026h), cit., sezione 5.1.
[21] D’Andrea, D. (2026e), cit.; D’Andrea, D. (2026i), cit., sezione 6.
[22] D’Andrea, D. (2026b), cit., sezione 5.2. Stevens, S. S. (1946). «On the theory of scales of measurement». Science, 103(2684), 677-680.
[23] Per la dinamica temporale dell’inflazione illocutoria e le condizioni di recupero della credibilità dopo una fase di inflazione elevata, cfr. D’Andrea, D. (2026a), cit., sezione 8, dove il problema è identificato ma non ancora risolto formalmente.
[24] D’Andrea, D. (2026h), cit., sezione 7, dove le tre direzioni di ricerca sul caso multilaterale vengono identificate come priorità dell’agenda di sviluppo del programma.
[25] Lakoff, G. (2004). Don’t Think of an Elephant: Know Your Values and Frame the Debate. White River Junction: Chelsea Green Publishing, cap. 1.
[26] D’Andrea, D. (2026g), cit., sezione 6, dove le domande di ricerca aperte dal governo dell’umanizzazione nell’era dell’IA generativa vengono identificate come direzione prioritaria per i contributi futuri del programma.
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